Semisvincolo, perché ancora un voto?
Mercoledì 31 Gennaio 2018

Dopo la decisione positiva della scorsa settimana del Gran Consiglio, che ha approvato il messaggio del Consiglio di Stato con 57 favorevoli (inclusi singoli parlamentari verdi e socialisti) 13 contrari e 3 astenuti, la realizzazione del semisvincolo di Bellinzona (opera fondamentale per una migliore gestione del traffico a sud dell’agglomerato anche per chi giunge dal Locarnese e dal Sottoceneri) pare dover passare nuovamente da un referendum cantonale. Nuovamente, perché sullo stesso oggetto il popolo ticinese si era già espresso – approvandolo – il 23 settembre 2012. Un risultato che non è piaciuto a chi era già sicuro del suo affossamento, tanto che per la crescita in giudicato di quella votazione si dovettero attendere 3 anni di ricorsi sino al Tribunale federale. Ora, a distanza di 6 anni da quel voto popolare e a 3 dalla sentenza del Tf che lo ha definitivamente avallato, rispettivamente a un anno dalle prossime elezioni cantonali per le quali alcuni partiti sono in evidente ricerca di visibilità anche con il lancio di referendum come questo, Mps, Verdi e – un po’ a sorpresa – il Ps cantonale hanno annunciato di promuovere una nuova raccolta di firme, dopo i milioni spesi in progettazione, ora contro la costruzione. La sorpresa dell’adesione esplicita del Ps cantonale al nuovo referendum non è tanto dovuta al fatto che in tal modo viene messo in difficoltà il sindaco socialista di Bellinzona, il quale – rispettoso della volontà popolare e perfettamente consapevole di quanto è stato fatto in questi ultimi anni, anche in vista di quell’opera, per la mobilità pubblica, ciclabile e pedonale – ha già dichiarato di essere ora favorevole al semisvincolo. La sorpresa è piuttosto data dalla motivazione che è stata indicata al Comitato cantonale del Ps per giustificare una nuova chiamata alle urne: il voto del 2012 sarebbe stato condizionato da finanziamenti pubblici occulti e il Tribunale federale avrebbe respinto i ricorsi soltanto per motivi formali. Oltre a considerare i cittadini ticinesi incapaci di ragionare con la propria testa e di aver sbagliato a votare nel 2012 (ciò che non è vero), tale motivazione è scorretta anche solo leggendo le sentenze che la dovrebbero avvalorare. Sia il Tribunale cantonale amministrativo, sia quello federale hanno infatti accertato che la partecipazione finanziaria alla campagna di voto da parte degli enti che avevano concepito e quindi difeso quel tassello fondamentale del loro Piano dei trasporti – che ha già portato alla realizzazione, ad esempio, di passerelle ciclopedonali, nodi inter- modali e del nuovo trasporto pubblico urbano del Bellinzonese – non era affatto occulta, ma nota all’opinione pubblica “ben prima dello svolgimento della votazione”. Addirittura, la massima Corte cantonale e quella federale hanno rimproverato ai ricorrenti essere “manifestamente contrario sia al principio della buona fede sia a quello dell’economia delle procedure democratiche attendere il risultato di una votazione per contestarlo solo in seguito, quando esso non corrisponde alle proprie aspettative”. Altro che motivi formali! La nostra Costituzione non proibisce di votare più volte sullo stesso oggetto e il lancio di un referendum è senz’altro un legittimo diritto popolare. Non si utilizzino però motivazioni pretestuose per cercare di giustificare una nuova chiamata al voto dei cittadini ticinesi.